Pillole di Valle Olona antinoia: La Collegiata

E’ senza ombra di dubbio il monumento principale di Castiglione Olona, ma anche punto di attrazione di tutta la Valle Olona e dell’intera provincia di Varese. La Collegiata, come viene comunemente chiamata oggi, è un vero e proprio pezzo da novanta.

Ugo Marelli, invita a scoprirla partendo da una considerazione curiosa, il complesso della Collegiata venne infatti trasformato nella situazione attuale nello spazio di soli quattro anni: dal 1421 al 1425.

Sulla facciata, la Collegiata presenta una lunetta dove sono raffigurati il cardinal Branda Castiglioni, ai piedi della Vergine, i santi Stefano e Lorenzo, a cui la chiesa è dedicata, e i Santi Ambrogio e Clemente.

All’interno, l’abside propone gli affreschi aventi come tema la vita della Vergine, nelle vele della volta. L’opera è di Masolino da Panicale: uno dei principali pittori dell’epoca, cui si deve anche il tratto che delinea il passaggio tra il Medioevo e il Rinascimento. Ai due santi sono dedicati gli affreschi sulle pareti laterali, e sono dovuti alla mano di Lorenzo di Pietro, detto il Vecchietta, e da Péaolo Schiavo.

Nella parte frontale dell’abside, la dormitio Virginis: un ritrovamento relativamente recente dovuto alle opere di restauro di Pinin Brambilla Barcilon, che ha operato nella Collegiata nel 2003. con questo affresco, si può dire che si completa il ciclo, racchiuso sull’altar maggiore, dedicato alla Vergine.

Sempre nello stesso complesso della Collegiata, è possibile visitare anche il Battistero, collocato in un bastione angolare nel castello. Non a caso, la chiesa Collegiata, parrocchiale fino alla fine degli anni Sessanta, è ancora chiamata dagli abitanti, “Il castello”. Gli affreschi qui presenti sono fatti risalire al 1435 e sono ancora della mano di Masolino da Panicale.

Sulle pareti sono raffigurati i principali momenti della vita di Giovanni Battista. Al centro, il battesimo di Gesù. L’opera è ricca di particolari e presenta la tecnica della prospettiva, che Masolino aveva appreso a Firenze da Filippo Brunelleschi proprio in quegli anni. Suggestive le immagini, ricche di spessore psicologico. In alcune di esse vi è un evidente richiamo all’Umanesimo, che, in quegli anni, stava facendo la sua comparsa.

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