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Storia: Gorla Minore


Il territorio di Gorla Minore si estende tra il Varesotto e il Milanese, formando una specie di quadrilatero che ha per vertici Sesto Calende, Turbigo, Saronno e Morazzone.

Il paese sorge su terrazzamenti degradanti verso l’Olona e il suolo, di natura alluvionale, presenta sui ripidi fianchi della valle, tracce di conglomerati della prima glaciazione.

Il toponimo ha le stesse origini di quello del vicino centro di Gorla Maggiore ed uno stesso atto di vendita, risalente al 1046 e conservato all’Archivio di Stato di Milano, costituisce la prima testimonianza certa sui due paesi: in esso si registra la cessione da parte di un certo Arnolfo, chierico e notaio della Chiesa ambrosiana, a Pietro Bonizo, prete della basilica di San Nazaro di Pietrasanta, di tutti i suoi beni posti in diverse località, tra le quali Gorla Minore e Maggiore.

Pochi decenni dopo (nel 1074) il “nobilissimo” giovane Aebertus lascia alla medesima basilica le sue terre in Vermezzo, Castegnate, Abbiate, Marnate e Gorla Minore. Quanto alla frazione di Prospiano, il toponimo è di etimologia incerta: forse deriva da “Principius”, nome di un patrizio romano al quale sarebbero state assegnate, per particolari e sconosciuti meriti, le terre di queste località; da “Principiano” si sarebbe arrivati a “Precipiano” e, infine, a Prospiano.

I reperti archeologici venuti alla luce nella zona di Gorla e di Prospiano risalgono all’epoca della dominazione romana; si tratta di un’ara votiva di serizzo dedicata da una certa Rivasia alla dea Diana, in ringraziamento per lo scampato pericolo del padre, dei resti del pavimento di una casa trovati nel 1905 e di un vasto sepolcreto scoperto nel 1951 nel corso della costruzione di alcune villette sul declivio di un terrazzamento prospiciente l’Olona. Oltre a 25 loculi di cremati, si rinvennero anfore, vasi cinerari, bronzi dell’età degli imperatori Claudio, Traiano e Costantino Pio, lucernette ed oggetti fittili.

Nel 1963, durante la posa delle tubature del metanodotto, furono portate alla luce altra 24 tombe con balsamari, lacrimatoi ed altri recipienti, anelli, chi odi, coltelli, forbici per tosare, raschiatoi, fusarole e monete. I longobardi hanno lasciato un chiaro segno del loro passaggio in molti vocaboli del dialetto locale che conserva, a differenza delle località vicine, celtizzate, un evidente sostrato linguistico ligure: l’isolamento secolare dei villaggi della valle Olona ha consentito la sopravvivenza di forme fonetiche singolari, immediatamente avvertibili anche ai nostri giorni nell’idioma di questa zona. Quasi sicuramente il “nobilissimo” giovane nominato nella carta del 1074 fu di origine longobarda, come indica il nome “Aebertus”. I suoi possessi di Gorla Minore sono stati posti in relazione con l’esistenza, fin da allora, della dinastia Terzaghi, che tanta importanza avrà nella storia del paese: qui infatti si insediò un ramo di quella nobile famiglia milanese che nel 1195 dette un arcivescovo alla Chiesa ambrosiana. Non è da escludere che proprio quest’ultimo abbia dato il consenso ai parenti per l’apertura di un oratorio dedicato a San Maurizio nella loro residenza. La cappella era inserita nel complesso fortificato che si ergeva sul pendio della valle, in posizione strategica, proprio nello stesso luogo in cui, alcuni secoli dopo, il Collegio degli Oblati del Santo Sepolcro avrebbe accolto i giovani desiderosi di apprendere la grammatica e i buoni costumi.

Il documento più antico dell’archivio parrocchiale è un atto del 1388, col quale “Giacomo Terzagho” lascia ai cappellani del capitolo della Pieve di Olgiate Olona un legato per la celebrazione di un ufficio religioso annuale nella “ecclesia Sancti Laurentis, loci Gorla Minori”.

Infatti la chiesa dei SS. Lorenzo e Vincenzo di Gorla Minore, così come quella di S. Nazaro a Prospiano, apparteneva alla Pieve di Olgiate; la loro esistenza è documentata nel XIII secolo dal “Liber notitiae Sanctorum Mediolani” di Goffredo da Bussero, ma nel 1398 risulta dal “Notitia cleri mediolanensis” che la chiesa di Gorla Minore era dedicata solo a San Lorenzo, quella di Prospiano invece anche a San Celso.

Nel 1650, regnando sua maestà cattolica Filippo IV, i territori di Gorla Minore, Prospiano, Gorla Maggiore e Solbiate vennero costituiti in feudo: le comunità tentarono di opporsi a tale provvedimento, riscattando la propria indipendenza, ma monsignor Carlo Giovanni Giacomo Terzaghi, prelato domestico di Papa Innocenzo X e canonico della regia ducale basilica collegiata di Santa Maria della Scala, riuscì ad aggiudicarsi il feudo. In quel tempo la popolazione di Gorla contava poco più di 60 famiglie e quella di Prospiano non arrivava alle 20; i terreni erano coltivati a segale e a miglio e il pane veniva da Castellanza. Nonostante la presenza di estesi vigneti che davano un ottimo vino profumato, cantato anche dal poeta Carlo Porta, le condizioni di vita erano assai dure: poche e malsane le abitazioni, frequenti le pestilenze e le guerre.

Nel 1700 la popolazione è di circa 650 anime; nascono 25 30 bambini l’anno, di cui il 30% muore nel primo anno di vita, il 20% entro i dieci anni, il 23% dai 10 ai 50 anni, il 12% dai 50 ai 60 anni, il 10% arriva ai 70 anni e meno del 5% tocca gli 80 anni.Nel 1763 viene stipulato il contratto dotale tra la marchesa Maria Teresa Terzaghi, ultima discendente dei marchesi di Gorla Minore e Prospiano, e il conte Carlo Durini, esponente di un ramo della famiglia dei ricchi mercanti lariani che si fregiavano del titolo di conti di Monza.

Il conte restaura ed amplia la vecchia “casa da nobile” (Villa Magna), che diventerà dimora stabile dei suoi discendenti.

Tra gli altri avvenimenti della storia del comune, va segnalata la creazione a Prospiano dell’Ospedale Raimondi, dovuta al lascito del parroco di San Giorgio su Legnano, don Gaspare Raimondi, che muore il 24 marzo 1821.

Vale la pena di ricordare anche il funerale quasi clandestino del patriota Giuseppe Durini (21 ottobre 1850), tenace oppositore degli austriaci, membro del governo provvisorio durante le Cinque Giornate di Milano: la salma giunge a Gorla di sera, i gendarmi austriaci impediscono alla popolazione di partecipare alle esequie e la gente deve accontentarsi di seguire il corteo dalle finestre o dagli angoli bui delle strade.

Nel 1870 una decisione conciliare sancisce l’accorpamento di Gorla Maggiore e di Prospiano al comune di Gorla Minore. Il 14 dicembre 1901 la luce elettrica giunge anche a Gorla Minore: il comune stipula un contratto per l’illuminazione pubblica (venti lampade da 25 candele) e poco dopo un intraprendente gorlese apre la prima sala cinematografica, ma gli spettacoli devono subire il controllo di un severo censore comunale. Il 17 luglio 1904 viene inaugurato il tronco ferroviario Castellanza Lonate Ceppino e il “tramway a vapore” sosta per la prima volta a Gorla. Nel 1910 un terribile ciclone devasta i raccolti e scoperchia molte case; nello stesso periodo le spinte separatistiche, che da qualche tempo agitano la comunità formata da Gorla Maggiore e Gorla Minore, portano alla divisione territoriale e amministrativa dei due centri (1920).
 

[www.comunegorlaminore.va.it]
 

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