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Dalla Procura, l'unico via libera per Pedemontana. Alle condanne senza appello
La richiesta di fallimento rida slancio alle richieste di abbandonare il progetto, con gli inevitabili risvolti polemici e politici

30 Giugno 2017 - Da troppo tempo ormai, Pedemontana fa parlare di sè solo in circostanze negative, per continuare a dare credito a chi resta fermo sostenitore della necessità di completare i lavori. Dall'altra, una situazione ideale per chi non aspetta altro di potersi scagliare con tutta la propria forza contro il progetto. Grazie alla sempre alta visibilità dell'argomento, non necessariamente senza interessi personali.

A dare il via alla nuova ondata di dichiarazioni, la richiesta di fallimento avanzata dalla procura di Milano, di fronte alla mancanza di certezze circa la chiusura di quel project financing a suo tempo tanto osannato quale modello virtuoso. Per la procura inoltre, "non è ragionevolmente prevedibile la rivitalizzazione da parte di soggetti istituzionalmente deputati all'erogazione del credito, mentre l'eventuale sperpero o la distrazione di denaro di pubblica provenienza può risultare penalmente rilevante".

All'apparenza, una sorta di condanna a morte, o almeno questo si è affrettato a rilanciare chi non aspettava altro. D'altra parte, la mancanza di una presa di posizione decisa sia dalla società sia da Regione Lombardia non gioca certo a favore di chi ha voluto l'opera, continua a difenderla e non accetta dubbi sul completamento. Con buona pace di chi ha sacrificato parte del territorio sperando in un ritorno in termini di minore traffico nella fascia prealpina, il come e il quando restano però sempre un punto interrogativo.

Molto più reattivi da questo punto di vista, i detrattori del caso. "Sono almeno tre anni e mezzo, che parliamo della crisi finanziaria della società, purtroppo totalmente inascoltati da parte della giunta regionale - accusa Gianmarco Corbetta, consigliere del M5S in Regione Lombardia -. Nemmeno le banche credono più nella redditività di Pedemontana, le cui flebili speranze di vita rimanevano attaccate a garanzie regionali insufficienti, alle defiscalizzazioni statali ancora pendenti e alle speranze di un ennesimo intervento pubblico, questa volta da parte della Banca Europea degli Investimenti".

"La procura della Repubblica ha dovuto intervenire su quello che la politica non ha voluto vedere per anni - rilancia Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia -. Il progetto fa acqua da tutte le parti, a partire dall'impossibilità finanziaria di darvi sostegno e continuità. Chi pagherà per i danni ambientali di ettari di foreste e di campi coltivati, senza alcun bilanciamento tra costi per l'ambiente e benefici per la mobilità?".

Anche se la eventuale vicenda giudiziaria è solo agli inizi, per l'Associazione ambientalista il verdetto è già scritto. "Anche se il prossimo luglio il tribunale non assumesse nessuna decisione, sarebbe comunque compromessa la credibilità e la ricerca di nuovi compratori - rilancia Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente -. Da tempo abbiamo denunciato questa situazione e chiesto una exit strategy per ridurre il danno che il completamento dell'opera avrebbe procurato ai territori".

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