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Nell'era della sharing economy, la locazione breve rilancia il mercato immobiliare
Accolte con favore da Confedilizia, le opportunità stile Airbnb o Homeholidays sono interessanti anche per il varesotto

28 Giugno 2017 - Anche nel mercato immobiliare la sharing economy può essere un’ottima opportunità, soprattutto in un periodo dove oltre alla compravendita, anche il mercato degli affitti sembra arrancare. In soccorso dei proprietari possono infatti arrivare i portali Web, a partire dai più noti Airbnb o Homelidays grazie ai quali affittare per breve periodo un appartamento o una stanza, permettono qualche entrata in più senza sottrarre nulla ad altre forme di servizi turistici.

"La cosiddetta locazione breve è uno strumento che può utilmente consentire al proprietario di un immobile, che non trova offerte per una locazione ordinaria o che, per sue esigenze personali, non è in grado di impegnarsi per una lunga durata - spiega Vincenzo Brianza, Presidente di Confedilizia Varese -, di metterlo parzialmente a reddito per far fronte, almeno in parte, agli oneri di manutenzione e di carattere fiscale che lo gravano anche quando non è utilizzato".

L’Italia è il terzo paese al mondo per numero di annunci di alloggi in affitto su Airbnb, quasi 300mila. Nel 2016 i più di 6,3 milioni i viaggiatori hanno utilizzato un alloggio in Italia trovato sul portale. Anche in provincia di Varese sono molti gli alloggi disponibili, aumentati di anno in anno su piattaforme diverse.

"Si tratta di un normale contratto di locazione di un’unità immobiliare, ovviamente ammobiliata- prosegue spiega Brianza -, stipulato da un proprietario, una persona fisica, per una durata non superiore a 30 giorni"

Aspetto fondamentale, un’attività senza alcuna natura imprenditoriale. "Le locazioni brevi vengono anche (non del tutto esattamente) definite locazioni turistiche, in quanto spesso tale è l’esigenza dell’ospite - sottolinea Brianza -, anche se ogni altra motivazione è lecita (assistenza congiunti, brevi impegni di lavoro, ecc.), diversa dalla abituale occupazione dell’immobile come residenza primaria".

Il contratto non prevede alcun servizio accessorio, come colazione, pasti, è ammessa solo la fornitura di biancheria e la pulizia dei locali all’inizio e al termine del rapporto. E questo fa sì che, questa forma di ospitalità, incentivi anche l’economia, con la necessità da parte degli ospiti di servizi aggiuntivi come ristoranti, shopping nell’area dove viene affittato l’immobile.

Confedilizia approva questa tipologia di contratti, nel rispetto delle regole e della tassazione prevista, "poiché consentono di mettere almeno in parte a reddito gli immobili che non trovano sbocco sul contratto delle locazioni abitative piuttosto che non abitative, in costante difficoltà".

Da scongiurare, proprio in quanto settore in crescita, il rischio di "vedere imposti una serie di oneri e adempimenti di carattere essenzialmente burocratico e che non corrispondono ad alcuna seria esigenza regolamentare, che finirebbero per scoraggiare se non soffocare sul nascere questa interessante opportunità". 

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