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Valle Olona
Se nessuno vuole sporcarsi le mani per pulire l'Olona, spazio al commissariamento
Il continuo tergiversare istituzionale non ferma gli Amici dell'Olona, sempre più forti e compatti in difesa del fiume

22 Giugno 2017 - Non accenna ad arrestarsi la crescita del Gruppo Facebook Amici dell'Olona, arrivato proprio in questi giorni alla invidiabile quota di tredicimila iscritti. Così, come non ha alcuna intenzione di rallentare la relativa marcia in difesa del fiume, a colpi di atti pubblici e formali. A impressionare di più, non è solo il numero, quanto la regolarità nella crescita, sintomo di un sentimento di attaccamento al territorio in netta ripresa e sempre vivo. Una forza d'urto considerevole, dove tra non molto l'unico problema potrà essere la campagna elettorale per le elezioni regionali. Dopo un timido tentativo di strumentalizzazione subito stroncato in occasione delle comunali di Legnano infatti, il bacino di potenziali voti è troppo grande per essere ignorato.

Per il momento però, il fondatore Avvocato Franco Brumana e la sua squadra, restano molto più concentrati sul presente. Un presente rappresentato da una lotta continua a colpi di documenti ufficiali dove, anche se in pratica non si fa altro che richiamare le istituzioni al proprio dovere, in realtà si raccoglie ancora troppo poco. Soprattutto, per il perdurare di quella inqualificabile abitudine della politica italiana di poter agire liberamente senza dover rispondere del proprio operato e poterlo fare a oltranza.

E' ancora presto per dire se la lotta degli Amici dell'Olona riuscirà a smuovere le acque e quindi ripulirle. Di sicuro, bisogna prendere atto di un'altra svolta importante oltre alla crescita e alla sensibilizzazione: un movimento trasversale e ostinato come non si vedeva da anni. E se l'Alto milanese appare più convinto del varesotto ancora troppo indifferente, è lecito augurarsi sia solo questione di tempo.

Dopo mesi di richiami ai propri doveri protocollati negli organi di competenza, ora il Comitato ha deciso una nuova mossa. Viste cadere nel nulla le richieste a norma di legge per sollecitare i dovuti interventi sui depuratori e soprattutto il dovuto versamento delle quote destinate alla depurazione e indebitmente trattenute da troppi Comuni, la conseguenza più logica è che qualcuno non abbia fatto il proprio dovere.

Da qui, una richiesta esplicita, il commissariamento degli Enti responsabili della situazione attuale. Dalla doverosa premessa "la persistente inadempienza di molti comuni e delle società incaricate del servizio idrico, all'obbligo di mettere a disposizione gli accantonamenti riscossi a seguito della delibera del CIPE 52/2001, evidenziata dalla delibera dell'ATO n. 17 del 15 maggio 2017, è intollerabile e ha un'indubbia rilevanza penale", si arriva infatti a constatare una volta di più come "le morosità quindi hanno impedito il risanamento del fiume. Non avremmo alcunchè da contestare se venissero concesse le dilazioni e nel contempo venissero affidate le progettazioni di tutte le opere e venisse adottato un cronoprogramma inderogabile per l'urgente attuazione del Piano Stralcio".

La storia è ormai nota. Troppi Comuni insistono nel cercare una via di fuga dai propri mancati doveri, cercando di guadagnare il tempo utile nella speranza di lasciar cadere l'attenzione o trovare una via di fuga. "Dopo aver rilevato i comuni di Biandronno, Carnago, Castiglione Olona, Laveno Mombello e la società Saronno Servizi spa hanno chiesto una proroga sino alla fine del 2018. l'Ufficio di Ambito chiede alla Provincia un parere in merito alla possibilità di concedere la proroga addirittura senza specificare alcun nuovo limite temporale. Se venisse concessa una simile dilazione si aprirebbe un varco anche per gli altri Comuni debitori e soprattutto per AGESP, che trattiene illecitamente somme molto rilevanti, e si costituirebbe un precedente per ulteriori prevedibili differimenti".

Chiunque ha seguito la storia recente dell'Olona, sa quanto sia ormai improrogabile rompere ogni indugio e avviare gli interventi. Anche per i meno sensibili all'ambiente, la questione dovrebbe diventare importante, alla luce delle potenziali sanzioni in arrivo dalla UE se venisse superata la scadenza. Per tutti, una questione di buon senso e qualità della vita.

Una scadenza, il 31/12/2018, praticamente imnpossibile da rispetare già oggi, Soprattutto, con la delibera n. 20 del 15/5/201 7 si è approvato il testo finale dell'accordo per le opere del depuratore di Varese Pravaccio, prevedendo l'appalto addirittura 29 mesi dopo il bando per l'aggiudicazione della progettazione, per il quale non è previsto alcun termine. Come se non bastasse, Alfa afferma di nn avere responsabilità per il ritardo dell'opera e pertanto si prospetta la richiesta di una proroga.

Da queste ultime considerazioni, scaturisce una richiesta dal sapore di qualcosa di più di una provocazione. "La concessione di questa proroga sarebbe priva di qualsiasi giustificazione giuridica, etica e politica proprio perché la legge prevede esplicitamente la soluzione del commissariamento". Probabilità di essere accolta, quasi sicuramente prossima allo zero, come buona parte delle legittime richieste della popolazione. Di sicuro, per i diretti responsabili, ancora una scusa in meno per provare a sostenere di non essere chiamati in causa. Nel frattempo, certamente gli amici dell'Olona stanno già pensando alla prossima mossa.

Nella stesura orginale dell'articolo, l'Avvocato Franco Brumana ha giustamente rilevato un potenziale pericolo di confusione nel come è stata esposta la prospettiva di commissariamento. Scusandoci con i lettori e i diretto interessato, di seguito il doveroso chiarimento.

Il commissariamento non è connesso ai fondi ex CIPE, ma al mancato rispetto del termine di esecuzione dei lavori. Nel primo caso sarebbe impossibile, nel secondo direi che sarebbe un atto dovuto e decisamente probabile. Già un anno fa l'ufficio legale della Regione era stato interessato e poi non si è fatto nulla. La nostra richiesta non è strampalata e l'abbiamo avanzata proprio perché è un tema in discussione. Melgio ancora, presto sarà all'ordine del giorno. Abbiamo semplicemente anticipato i tempi. Se la Commissione Europea non concedesse la proroga si avvierebbe la causa alla Corte di Giustizia se non venisse trovata una soluzione che garantisca i lavori, quale il commissariamento

 

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