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Aspettando tempi migliori, la storia del tessile ha ancora tanto da dire
Segnali incoraggianti da un settore storico per l'economia locale, anche se le difficoltà da superare non mancano

21 Aprile 2017 - I fasti del passato resteranno comunque un ricordo. Ciò non toglie però all'industria varesina di poter continuare a sfruttare in modo diverso l'immenso patrimonio di competenze sviluppato nel mondo tessile. Un settore comunque ancora in grado di farsi valere. “Note positive arrivano dall’ultima analisi congiunturale del nostro Ufficio Studi", afferma Piero Sandroni, Presidente del Gruppo merceologico dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese. Un momento utile anche per un punto della situazione di una filiera produttiva che, nonostante la crisi degli ultimi anni, è rimasta intatta nella sua multi-specializzazione e che conta ancora 1.650 imprese attive, per un totale di circa 14mila addetti.  

“Alla fine del 2016 abbiamo registrato un segno positivo in controtendenza rispetto al resto dell’industria del territorio - sottolinea Sandroni -. Il 68% delle imprese del nostro settore ha dichiarato livelli produttivi in crescita rispetto al trimestre precedente e il 32% stabili".

Non è però tutto oro quello che luccica. A riportare i piedi per terra ci pensa il confronto con i dati nazionali relativi al commercio estero. Nonostante, infatti, il settore continui nel Varesotto a destinare ai mercati esteri il doppio di quanto l’intero territorio importi da oltre confine, le percentuali provinciali di import ed export risultano in calo, specialmente se paragonate alla media italiana.

Le esportazioni del 2016, pari ad un valore superiore a 906 milioni di euro e al 10% del totale dell’export della Provincia di Varese, hanno registrato un -3,3% rispetto al 2015, contro un +1,2% nazionale. Mentre le importazioni varesine, 545 milioni di euro, hanno avuto una flessione del 3,7%, a fronte di un più stabile +0,3% nazionale.

“Le prospettive per il biennio 2017-18 sono di una moderata ripresa degli acquisti da parte del mercato interno - prosegue il Presidente -, e di un rilancio della crescita delle vendite estere basata sul rafforzamento della richiesta mondiale dei prodotti della moda made in Italy”.

Fondamentale, sarà adeguarsi a richieste di mercato particolarmente pressanti. Le imprese del settore sono infatti schiacciate, da una parte, dalla necessità di produrre manufatti di alta qualità e, dall’altra, dai volumi di produzione richiesti dal mercato che rimangono insufficienti per garantire i giusti ritorni economici.

Parlare di ripresa vera e propria quindi, è ancora molto prematuro, e non solo per il mondo tessile. "Abbiamo bisogno di una tregua nelle molte situazioni di disordine, contrasto, conflitto - conclude Sandroni -, e che la gente comune sia posta in condizioni di vivere con meno ansie, più sicurezza e più serenità. Abbiamo bisogno che nuovi mercati aprano le loro porte ai nostri prodotti belli e di alta qualità e che altri mercati, per noi importanti e molto promettenti, possano essere riaperti in tempi brevi”.

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