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Valle Olona
L'Olona riesce a fare sistema, e la biodiversità ringrazia
Al via una serie di interventi curati da Oikos, Idrogea e Legambiente, a tutela di fauna e flora lungo il bacino del fiume

7 Aprile 2017 - Ancora una volta, l'Olona e la sua valle provano a ripartire. Ancora una volta, tante buone intenzioni, ottime idee a una partecipazione ufficialmente estesa a un numero e a una varietà di soggetti come raramente visto in precedenza. A differenza di quasi tutti i casi precedenti (coordinamento PLIS, Protocollo Terre del Seprio-Medio Olona e relative varianti distorte su base politica, risanamento del fiume, Ecomuseo tanto sostenuto a parole quanto osteggiato nei fatti), questa volta però, una variante fondamentale gioca a favore. I fondi, sono infatti disponibili e il relativo progetto è stato realizzato con tutti in necessari crismi.

Il coinvolgimento di realtà come Oikos e Idrogea sul fronte progettuale ha garantito la messa a punto di un intervento utile e realistico. Dall'altra parte, la capacità di combinare un bando di Fondazione Cariplo (unico progetto finanziato in provincia) e il supporto del Contratto di fiume per la parte restante, conferma la possibilità di passare dalle parole ai fatti, dedicando più tempo al proprio dovere istituzionali e un po' meno alle lamentele sui tagli di fondi pubblici. I coinvolgimento di Legambiente per la parte di comunicazione, completa infine il quadro.

Sistema Olona. La biodiversità che scorre, prevede interventi lungo un'area molto ampia, da Malnate fino a Gerenzano, passando per buona parte dei paesi lungo l'asse del fiume, con deviazioni a Locate Varesino, Morazzone, Cislago e Rescaldina. "L'obiettivo principale è ripristinare la connettività intorno al fiume - spiega Martina Spada, di Istituto Oikos -. L'area fortemente antropizzata in cui viviamo rende necessario riqualificare gli ambienti fluviali, tutelare le zone umide e la vegetazione delle sponde, per non mettere a rischio specie animali e vegetali".

In pratica, si parla di un  corridoio che dalla Svizzera arriva fino al milanese da una parte e unisce il Parco del Ticino con il Parco Pineta dall'altra. "Abbiamo previsto quattro categorie di interventi, per un totale di 19 - spiega Barbara Raimondi, di Idrogea Servizi -. La prima riguarda la creazione o il ripristino di zone umide. Dalla pozza d'acqua per gli anfibi, alle zone boschive circostanti. Sono ecosistemi di importanza ormai riconosciuta ma fragili e non più in grado di crearsi da soli".

A questi, si affianca la realizzazione di sottopassi per la fauna, in prossimità non solo di strade, ma anche di ferrovie, e viadotti. Inoltre, riqualificazioni arboree favorendo le specie autoctone, includendo arbusti e flora erbacea, importanti a contrastare le specie esotiche molto infestanti come la robinia. "Infine, sistemi di prevenzione da incidenti con la fauna - riprende Raimondi -. In particolare, una sorta di semaforo intelligente. Un sistema innovativo, utile per segnalare al guidatore la presenza di un animale e rallentare per evitare la collisione, e al tempo stesso con un segnale acustico per dissuadere l'animale dall'attraversare".

Interventi solo all'apparenza minori, fondamentali invece per ricostruire dalle radici un ecosistema fortemente compromesso negli anni passati, Per questo, è importante il massimo coinvolgimento della popolazione. Una missione affidata a esperti del settore. "Il nostro contributo prevede due tipologie di interventi - spiega Marzio Marzorati, di Legambiente Lombardia -. Da una parte, corsi di formazione e approfondimento dedicati sia a tecnici comunali sia a GEV. Poi, vorremmo formare un gruppo di testimoni. Persone interessate a seguire l'evolversi dei lavori visitando regolarmente i cantieri e pronti a organizzare giornate per scuole e il resto della popolazione interessata".

Considerato già avviato, con la fase progettuale e l'assolvimento delle pratiche amministrative per i bandi, non sarà necessario attendere a lungo prima di vedere aperti i primi cantieri. Durata prevista dei lavori, fino al 2020.

Anticipando infine alcune prevedibili critiche circa la necessità di destinare 1,3 milioni di euro a progetti di questa natura, a fronte di problemi valutati spesso ben più gravi per l'Olona, non è difficile individuare la risposta. Il bando in questione offriva la possibilità di realizzare un progetto di questo tipo e così è stato fatto. Sul perchè i lavori più importanti, a partire dalla depurazione e dalla vigilanza non vengono avviati, pur esistendo i fondi, questo è compito di altri.

Gli interventi in programma nel progetto Sistema Olona. La biodiversità che scorre

 

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