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Ripartire resta sempre un'impresa. Varese ci prova, spinta da commercio e servizi
Praticamente stabile il numero di aziende in provincia. Il leggero aumento vale comunque il terzo posto in Lombardia

6 Febbraio 2017 - Passata la bufera, o almeno così spera, prima di poter riprendere il largo è necessario un periodo di assestamento. Questo in sintesi il quadro emerso per il 2016 dalle aziende varesine. In base ai dati del Registro Imprese, l’analisi dell’Ufficio Studi e Statistiche della Camera di Commercio indica come nel 2016 il numero delle aziende locali si sta stabilizzando, registrando un aumento dello 0,2%. Si è passati infatti dalle 61.909 imprese attive a fine 2015 alle 62.036 con riferimento al 31 dicembre dello scorso anno.

La risalita resta lenta e negli ultimi dodici mesi, a fronte di 4.173 nuove realtà imprenditoriali, sono state 3.800 le cessazioni. Un saldo positivo di 373 unità (+0,53%) che colloca Varese nella prima metà della classifica nazionale del tasso di crescita del sistema produttivo e al terzo posto in Lombardia, preceduta solo da Milano (+1,5%) e Monza Brianza (+1,15%).

Nell’analisi sulla natimortalità imprenditoriale varesina con le cifre disponibili sul portale statistico OsserVa occorre però tener conto come al dato delle imprese cessate vadano aggiunte quelle trasferite e quelle in attesa di completare procedure amministrative (le cosiddette “sospese”) per arrivare a quello stock di fine anno già indicato in 62.036 unità.

Nel dettaglio, si registra ancora una contrazione del tessuto imprenditoriale nell’area manifatturiera (-1,44%) mentre i servizi sono cresciuti (+0,92%) così come il commercio (+0,81%) e la stessa agricoltura (+0,17%), pur su un numero di imprese limitato, pari a 1.740. Sempre in difficoltà, ma sensibilmente meno rispetto agli anni precedenti, i settori delle costruzioni (-0,78%) e dell’artigianato (-0,77%). Quest’ultimo registra ora 21.740 imprese.

All’interno dei macro aggregati, emergono alcune particolarità. Nel manifatturiero resiste la metallurgia, che passa da 110 a 114 imprese, seguita dalla fabbricazione di autoveicoli e rimorchi, da 65 a 67, e dal comparto della riparazione e manutenzione, in salita da 500 a 512. Quanto al terziario, quasi tutti i comparti evidenziano un segno positivo, tranne le attività immobiliari e il trasporto e magazzinaggio. In particolare, bene tutti i servizi alla persona (istruzione, sanità, intrattenimento e sport) e quelli alle imprese.

Quanto infine alla forma giuridica, a fronte di un aumento dello stock delle società di capitale (+1,83%) e delle ditte individuali (+0,31%), c’è una diminuzione di quelle di persone (-2,17%). Soffrono insomma di più le aziende di piccole dimensioni mentre quelle più strutturate appiano maggiormente in grado di affrontare il mercato.

 

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