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Gli alberi valgono una fortuna su tanti fronti, da sfruttare prima che vada in fumo
Il patrimonio boschivo regionale, e provinciale, resta poco sfruttato per l'industria del legname ed esposto al rischio incendi

27 Gennaio 2017 - Per il semplice fatto di esistere, i boschi rappresentano un patrimonio per un territorio. Oltre ai benefici sulla salute e l'ambiente però, gli alberi possono diventare anche una risorsa. Se gestito con lungimiranza infatti, lo sfruttamento del legname può addirittura rivelarsi una forma di tutela delle aree boschive. Sulla carenza di quest'ultimo aspetto desidera richiamare l'attenzione Coldiretti Lombardia, osservando come in regione più del 50% del territorio sia coperto di boschi e foreste. Tuttavia, a livello nazionale l’import di legno straniero ha ormai superato i due terzi del fabbisogno.

L'analisi dell'’ultimo rapporto Ersaf sullo stato delle foreste indica anche come la superficie regionale coperta da alberi sfiori ormai i 626mila ettari, contro meno di un milione di ettari di superficie coltivata. Negli ultimi 50 anni la superficie forestale lombarda è quasi raddoppiata.

Una risorsa importante, dove però non mancano i fattori di rischio. "A cavallo fra il 2015 e il 2016 cli incendi che hanno devastato le zone di Como, Lecco e Brescia hanno visto bruciati oltre 200 ettari - sottolinea Coldiretti -. Nel 2015 sono stati registrati 225 incendi, con un significativo aumento sull’anno precedente (+132) e sulla media del decennio (169 all’anno). Le cause sono considerate di origine volontaria (44%) o involontaria (7%) da parte umana. Solo l’1% è riconducibile a cause naturali, mentre ben il 48% ha cause dubbie".

Per quanto riguarda le province con la più alta incidenza di foreste, la vetta è di Lecco con il 52,7%, mentre nel Comasco si attesta al  50%.  Seguono Varese (45,7%), Bergamo (41,8%), Sondrio (36%) e Brescia con il 35,7% che però esprime il valore assoluto maggiore con quasi 171mila ettari totali.

"I boschi lombardi crescono molto più rapidamente rispetto ai tempi di gestione - osserva Coldiretti -. Ogni anno il volume aumenta di 3,1 milioni di metri cubi, ma se ne tagliano 551mila, meno del 20% della ricrescita nell’arco dei dodici mesi. Una percentuale diminuita di quasi il 5% nell’ultimo anno".

Mediamente il 77% del prelievo di legname è destinato a uso energetico, il 23% viene usato in falegnameria, per paleria o imballaggi e solo l’1% è scarto. Nei boschi ad accrescimento veloce si tagliano soprattutto robinia, castagno e faggio (387mila metri cubi), mentre in quelli con piantagioni d’alto fusto, i più tagliati sono l’abete rosso, il larice e l’abete bianco (163mila metri cubi).

Cifre utili a capire quanto possa rivelarsi importante ai fini dell'economia locale una gestione più attenta. “La filiera del legno è una risorsa che va valorizzata - – spiega Ettore Prandini, Presidente di Coldiretti Lombardia –, e rappresenta un vero patrimonio ambientale ed economico per la nostra regione". Sono 281 le imprese boschive attive in Lombardia; più di mille gli occupati diretti, senza conteggiare l’indotto.

Per una provincia lacustre come Varese infine, le potenzialità cono ancora più elevate. Un ottimo esempio in questa direzione arriva da Como, dove per la costruzione di imbarcazioni gli artigiani prediligono specie molto presenti in zona, come robinia e castagno. Tronchi ricchi di sostanze tanniche che migliorano la conservazione del legno in ambiente umido, rallentandone la degenerazione. Vengono utilizzati per le fiancate delle barche e per la ruota di prua. Abete e larice, invece, sono legni duri e resistenti, ottimi per realizzare la chiglia, la spina dorsale dell’imbarcazione.

 

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