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Con un Di Pietro sulla rampa di uscita, Pedemontana perde le poche certezze
Annunciato l'abbandono dell'incarico per fine marzo, nel magro bilancio si ritrovano protagoniste le Pedemontagne

25 Gennaio 2017 - E' destinato a durare poco poco più dei sei mesi attuali la gestione Di Pietro di Pedemontana. La mossa di chiamare l'ex Ministro ed ex PM a ricoprire il ruolo di Presidente per provare a portare l'autostrada fuori dalle sabbie mobili in cui è ormai invischiata da tempo, viene in pratica archiviata prima ancora di aver prodotto un minimo risultato tangibile. Anzi, sulla questione più mediatica dei pedaggi, di recente si è parlato solo in termini esattamente opposti di quelli attesi, l'aumento di inizio anno.

Ad alimentare il sospetto di un incarico prematuramente vicino al termine per Antonio Di Pietro, l'avvio ufficiale per la ricerca di un nuovo direttore generale. Pochi giorni dopo, la conferma ufficiale in un'intervista rilasciata al Corriere della sera del 25 gennaio. Più di questioni tecniche od operative, alla base della decisione, la normativa secondo la quale l'incarico non può essere retribuito in quanto già detentore di una pensione da pubblico impiego. Di fronte alla prospettiva di effettuare una sorta di puro volontariato, è quindi scaturita la decisione di abbandonare a fine marzo, non appena concluse le selezioni per il nuovo direttore generale.

Nel frattempo però, non manca la voglia di arrivare comunque a qualche risultato concreto. Valutati come certi e positivi diversi passi avanti sul delicato fronte finanziario, un'affermazione in particolare non ha mancato di sollevare la prevedibile ironia di alcuni movimenti politici.

Per contenere i costi dell'opera, l'idea è intervenire sulle spese per il movimento delle terre di scavo nei cantieri, realizzando delle piccole collinette in zone adiacenti adibite a parchi, oppure come originali zone di sosta lungo l'autostrada stessa. Questo eviterebbe di dover pagare trasporti a lunghe distanze. L'idea di per sè non è del tutto malvagia. Qualcosa di simile esiste già, per esempio al Portello di Milano o a ridosso della superstrada Malpensa-Boffalora. Sulla priorità invece, si può discutere.

Come facile prevedere, per qualcuno semplicemente un assist. "Trasportare la terra rimossa per costruire l'opera costa troppo per le misere tasche di Pedemontana - dichiara Gianmarco Corbetta, Consigliere do Regione Lombardia per il M5S -. E allora ci si inventa le Pedemontagne, Questa proposta supera non solo il buonsenso ma anche il senso del ridicolo".

Questioni tutto sommato di poco conto rispetto ai problemi reali di Pedemontana. Il fatto che riscuotano tanto interesse nel dibattito politico però, conferma le effettive difficoltà del progetto, del quale si resta sempre in attesa di sapere se e quando si potrà realmente portare a termine un'opera che allo stato attuale risulta tanto sovradimensionata quanto poco utile.

Al riguardo, le ultime notizie risalgono al 19 gennaio e non vanno oltre frasi di circostanza. "Ringrazio il Governo e in particolare, il ministro Delrio, per aver accolto la nostra richiesta di conferma della dichiarazione di pubblica utilità per la Pedemontana lombarda - commenta Roberto Maroni, Presidente di Regione Lombardia, dopo la riunione del Cipe -. Si tratta certamente di una buona notizia".

 

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