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Il gelo invernale scalda i prezzi dell'agricoltura oltre il ragionevole aumento dei costi
Alle difficoltà segnalate da Coldiretti nella gestione di serre e stalle si contrappone la denuncia del Codacons

12 Gennaio 2017 - Secondo un rituale ormai consolidato, con la discesa invernale delle temperature si scontrano denunce di varia natura, da quelle più innocue delle chiacchiere quotidiane, a quelle con ripercussioni più concrete sulla vita di tutti i giorni. In particolare, in questi giorni arrivano dal mondo dell'agricoltura, per il prevedibile aumento nei costi nella gestione di serre e allevamenti. Puntualmente, una denuncia in contrapposizione con le voci in rappresentanza dei consumatori.

“L’aggravio di spesa per i produttori costretti a incrementare il lavoro delle caldaie utilizzate per riscaldare le strutture, è notevole - denuncia Fernando Fiori, presidente di Coldiretti Varese -. Peraltro, al freddo di questi giorni va sommato anche il rincaro del prezzo del gasolio verificatosi nelle scorse settimane”.

Secondo il sindacato, nelle serre i florovivaisti sono così costretti ad aumentare il riscaldamento per riuscire a tenere una temperatura interna tra i 15 e i 17 gradi necessaria per salvare le piante dal gelo, mentre per le colture in campo o tunnel privi di riscaldamento artificiale altro non si può fare che sperare in un rapido cambio di rotta: perdurando la situazione, infatti, si temono ripercussioni persino per le verdure e gli ortaggi ‘invernali’ coltivati in pieno campo come cavoli, verze, cicorie, radicchio e broccoli.

Inoltre, nelle campagne, il termometro sotto zero ha provocato più di un problema anche a stalle e strutture: l’acqua è gelata anche nelle tubazioni e negli abbeveratoi per il bestiame, che gli allevatori hanno dovuto riscaldare con ogni mezzo possibile per sciogliere o rompere i blocchi di ghiaccio. In più, si nota in molti casi un calo nella produzione del latte (con un calo stimato fino al 5%), perché gli animali, con il freddo, si muovono e mangiano meno.

Il tutto, dopo un mese di dicembre che ha fatto registrare in Italia una temperatura massima superiore di 2,1 gradi alla media, che ha di fatto “ingannato” le piante e rese più vulnerabili allo sbalzo termico improvviso. D'altra arte, Varese si è assistito negli ultimi anni a una progressiva accentuazione tra le temperature minime sempre più basse e quelle massime sempre più alte, con un progressivo incremento dell’escursione termica. Anche il mese di novembre è risultato particolarmente caldo in Italia dove si è registrata una temperatura massima superiore di 1,2 gradi alla media.

Dal punto di vista del Codacons tuttavia, questo non giustifica aumenti incontrollati. Non a caso, è stato presentato un esposto a 104 procure della Repubblica di tutta Italia denunciando presunte speculazioni sui prezzi di frutta e verdura registrate in questi giorni e ricondotte al maltempo. “Come già avvenuto in passato, schizzano alle stelle i prezzi di numerosi prodotti ortofrutticoli venduti nei mercati o presso gli scaffali dei supermercati, e i rialzi vengono giustificati con il maltempo - lamenta il Codacons -. Nella realtà, tuttavia, la maggior parte dei prodotti oggi in vendita è stata raccolta nelle settimane scorse, quando cioè non vi era alcuna emergenza neve e freddo. Addirittura vengono spacciate per nazionali frutta e verdura provenienti da paesi esteri, allo scopo di poter rincarare i prezzi con la scusa del maltempo”.

Lo spunto per la denuncia è stato individuato in “vere e proprie speculazioni intollerabili sulla pelle dei consumatori e degli agricoltori. Chiediaom di aprire indagini su tutto il territorio alla luce del reato di aggiotaggio, e di individuare gli speculatori che determinano rincari ingiustificati dei listini all’ingrosso e al dettaglio".

 

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