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Lungo il travagliato cammino di Pedemontana i conti non tornano
Smentito dalla società l'aumento per il Presidente Di Pietro, prendono forma le irregolarità lamentate da Legambiente

21 Dicembre 2016 - In attesa di vedere tradotte in pratica le buone intenzioni del patto per la Lombardia, per Pedemontana i problemi non mancano anche sul fronte dell'assetto societario. Mentre la società è impegnata a smentire ufficialmente quanto pubblicato circa un presunto aumento nel compenso di Antonio di Pietro, in qualità di Presidente di Autostrada Pedemontana Lombarda dall'altra prosegue l'impegno di Legambiente Lombardia rivolti a ottenere giustizia e trasparenza.

"In riferimento alle notizie pubblicate sulla stampa, riguardanti l'iniziale conferimento di uno stipendio di circa 60mila euro ad Antonio Di Pietro, che ora dovrebbero diventare circa 240mila euro - precisa la Società -, precisiamo come sino ad oggi e fin dalla data di nomina, il Presidente non abbia percepito alcun tipo di remunerazione, nemmeno quanto inizialmente pattuito in 60mila euro annui".

Di seguito invece le ultime considerazioni di Dario Balotta, responsabile trasporti di Legambiente Lombardia

L'ultimo piano finanziario, approvato dal Cipe del 2014, non prevedeva anche una garanzia rischio traffico per la realizzazione della Pedemontana. In assenza della approvazione preventiva del Cipe, nessuno può cambiare le regole del gioco e inventarsi nuovi contributi, che tra l'altro fanno superare il massimo di legge del 50% di aiuto pubblico e dovrebbero, in questo caso, rendere l'opera pubblica, con la concessione spostata al Cal, così come l'Anas gestisce il Grande raccordo anulare di Roma. Il piano approvato dal Cipe invece prevedeva che il capitale sociale salisse da 536 milioni a 850 milioni di euro. Considerato come ne siano stati versati meno di 300 milioni, ne mancano all'appello oltre 500 milioni e ciò rende la concessionaria inadempiente. 

La Regione, che detiene oltre l'80% delle azioni di Pedemontana, avrebbe dovuto avere già versato, attraverso Serravalle, la differenza di oltre 500 milioni di euro di capitale sociale, che la Regione stessa, attraverso Pedemontana e Cal, ha proposto al Cipe, ma non l'ha fatto. E non lo può fare perché Serravalle quei soldi non li ha e sta già rischiando il fallimento. Dovrebbe essere la Regione a darli a Serravalle per girarli poi a Pedemontana.

Se quei 500 milioni fossero stati nelle casse di Pedemontana avrebbero attivato il contributo pubblico residuo di 250 milioni e con quelle risorse si sarebbe potuto proseguire l'opera, almeno nella Brianza in cui oggi scarica solo problemi, ma quelle risorse non ci sono. Questa è una inadempienza gravissima, sufficiente a far revocare la concessione e fermare questo accanimento terapeutico pagato dai cittadini. Nessuno contesta  l'inadempienza perché il controllore è  la concedente Cal, che è della Regione Lombardia così come lo è di fatto Pedemontana.

Tra l'altro, la nuova garanzia di 450 milioni di rischio traffico non basta a sostenere oltre 2 miliardi di finanziamento bancario, perché ci si deve mettere anche il capitale sociale. Quindi la Regione si starebbe impegnando per un miliardo di euro. Il  gioco vero si fa su Serravalle, che Comune di Milano, Provincia di Pavia  e Regione Lombardia vogliono vendere: il Comune di Milano (18%) dal valore di 100 milioni per investire sulle periferie, Pavia (5%) valore 20 milioni  per interventi sul territorio e la Regione (52%) per girarli a Pedemontana per investirli su se stessa. Finché Pedemontana starà in pancia a Serravalle non la si vende. Ci ha provato per 3 volte Podestà, l'ex presidente della Provincia di Milano, e per tre volte la gara è andata deserta, anche se la situazione era molto migliore di oggi.

Quindi, per rendere appetibile Serravalle, che nel frattempo per una legge approvata in extremis grazie a un accordo Pd-Lega, non andrà più alla città metropolitana ma resterà alla Regione, bisognerà sgravarla da Pedemontana. Una strategia illegittima e che comunque potrà essere funzionale alla cessione di Serravalle ai privati, ma che non basterà per risolvere la crisi profonda di Pedemontana.

Prima che sia la magistratura a mettere la parola fine a questo balletto, considerato che su questo catafalco incombono almeno tre diverse inchieste, l'ultima addirittura per falso in bilancio, sarebbe opportuno che Regione e Governo pensino ad una exit strategica di Pedemontana.

 

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