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Valle Olona
Se si punta al rilancio, nessuno si chiami fuori
Il ruolo e il pensiero dei Sindaci sul tema del lavoro in Valle Olona

3 Dicembre 2013 - Per quanto a volte odiato, a malapena sopportato o rinnegato, il lavoro occupa un posto prioritario nei pensieri di una famiglia e nella qualità della vita. Spesso se ne apprezza la vera importanza solo quando viene a mancare e le ripercussioni sul campo sociale sono immediate. Se tutto questo avviene in modo esteso e per giunta in una zona abituata per anni a un relativo benessere, la questione diventa particolarmente dedicata.

Singole iniziative, e un convegno in particolare, non servono certo a risolvere la questione neppure a trovare la soluzione. Mettere a confronto tante competenze in materia può però aiutare a tracciare un percorso e questo il recente convegno di Castellanza organizzato dal progetto Ecomuseo della Valle Olona ha dimostrato come sia possibile. Un'iniziativa giovane e circoscritta come un Ecomuseo stessa, non è in grado di ambire a risultati clamorosi, anche se può certamente contribuire a smuovere le acque. A conti fatti, l'incontro si è rivelato una prima mossa alla quale è auspicabile ne seguano altre, non appena trovati i mezzi di sperimentare qualche soluzione. Tra chi nell'occasione non si è tirato indietro per affrontare la questione, diversi Sindaci e rappresentanti delle istituzioni locali. Due in particolare, si sono soffermati più da vicino sulle problematiche legate al lavoro.

"Prendiamo questa occasione come un laboratorio di idee - spiega Fabrizio Farisoglio, Sindaco di Castellanza -. Non usciremo certo con una strategia sugli interventi da realizzare nell’immediato, ma credo in occasioni quali la possibilità di sovrapporre un'idea di sviluppo sostenibile, coinvolgendo nello stesso tempo realtà universitarie del territorio".

Come hanno recentemente dimostrato anche i recenti eventi legati al paventato insediamento di nuovi impianti industriali in zona, un periodo importante della storia locale è ormai alle spalle ed è più utile guardare la futuro. "Da occasioni come questo convegno cerchiamo indicazioni e suggestioni che potranno portarci verso una conoscenza più approfondita delle problematiche - prosegue Farisoglio -. La rivoluzione industriale ha potato tanti vantaggi, ma sta lasciando anche tante ferite. Da qui devono partire pensieri e progettualità per chiudere questa frattura creata dall’attività dell’uomo"

Dove un secolo fa, la Valle Olona era terreno ideale per le grandi industrie, oggi si tratta di inquadrare le potenzialità in linea con la nuova economia e di conseguenza renderla un habitat più accogliente. Per quanto possa apparire impegnativa la sfida, c'è chi ha dovuto affrontare una situazione ancora peggiore. "Guardiamo all'esperienza più emblematica di riconversione industriale, la Ruhr in Germania - sottolinea il Sindaco -. Il Land insieme agli operatori del territorio ha realizzato un intervento ampio e di successo, riqualificando un'area che sembrava definitivamente compromessa".

Quando si parla di lavoro, inevitabilmente protagonisti diventano gli imprenditori. Spesso osteggiati, criticati e attaccati come primi responsabili della situazione in cui versa questa porzione di Lombardia, in realtà spesso si rendono conto in prima persona di quanto recuperare il territorio sia importante anche per il futuro della propria attività. A quelli più sensibili sotto questo aspetto si rivolge un altro Primo Cittadino. "L'Ecomuseo deve diventare anche la scusa per ritrovarsi a parlare del territorio coinvolgendo tutti i protagonisti -. Afferma Fabrizio, Caprioli, Sindaco di Gorla Maggiore -. Dobbiamo abituarci a parlarci tutti e non avere paura di partire da una domanda scomoda: perchè tante nostre aziende sono pronte a emigrare in Canton Ticino?".

Per quanto scomoda la risposta va accettata. "A pochi chilometri da noi c'è un territorio che funziona benissimo e quindi cresce - puntualizza Caprioli -. Non parliamo di persone tanto diverse da noi e non possiamo ignorare questa realtà". Due le cause principali da combattere per colmare questo divario. "L'Italia è storicamente un Paese dove la responsabilità collettiva copre quella individuale, non a caso indicata al cinquantesimo posto tra i valori più sentiti - prosegue il Sindaco -. Bisogna capire che chi fa un certo mestiere deve occuparsi di quello. Quindi, per sviluppare un territorio bisogna partire dalle imprese, metterle in condizione di produrre e lavorare, a meno che non vogliamo tornare tutti a fare gli apicoltori. A condizione però che ciascuno si prenda le proprie responsabilità".

Perchè dalle imprese nasca sviluppo oltre che profitto è inoltre indispensabile un secondo passaggio. "Dobbiamo realizzare e potenziare la rete tra tutti gli Enti - ribadisce Caprioli -. Su questo tema nessuno può tirarsi indietro. Tutti possono ingaggiarsi in base alle proprie possibilità. Più svilupperemo un progetto condiviso più renderemo servizio al nostro Paese".

Una posizione ampiamente condivisa dai rappresentati di categoria del mondo produttivo, con la consapevolezza al tempo stesso di tutelare il patrimonio legato al territorio, prima di tutto per poter garantire la produzione anche in futuro. "Credo che da questo melting pot, che ribolle soprattutto grazie alla consapevolezza delle realtà sul territorio, possa scaturire la svolta - conclude Fabrizio Farisoglio -. Non possiamo più pensare allo sfruttamento del territorio senza pensare di restituire qualcosa. Quello che faremo secondo queste regole, alla fine diventerà un investimento per noi e i nostri figli.

Foto: Antonio Dolce

 

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